Parliamo di solitudine

In questi giorni sento spesso parlare di solitudine, io per prima l’ho vissuta intensamente. Ma che cos’è la solitudine? Cosa si prova se proviamo ad entrarci in contatto? Cosa facciamo per conoscerla meglio?

Parliamo di solitudine interiore, quella emozione che ti parte dal profondo della tua anima, quella che ti accompagna tutto il giorno che è diverso dalla scelta di stare in solitudine. Quello che accompagna spesso la solitudine sono pensieri negativi, tristezza, stati di ansia e quasi mai sembrano esserci reali motivi per sentirci così. Sono dell’idea, avendolo provato in prima persona, che non dobbiamo fuggire da questo stato d’animo se vogliamo realmente capire da dove parte, ma viverlo profondamente dandoci un tempo, perché potrebbe portare ad una depressione, ad avere difficoltà di relazione. Bisogna imparare ad entrare in contatto con i propri vissuti emotivi, bisogna imparare ad entrare in contatto con noi stessi.

Le esperienze passate possono essere l’origine della nostra solitudine interiore? L’esperienza della solitudine può partire già dai primi anni di vita, dalla relazione che si instaura tra madre e bambino, l’incapacità di rispondere ai bisogni del bambino può portare a innescare sensazioni di inadeguatezza e di solitudine. Questo, ovviamente, avrà delle ripercussioni anche negli anni successivi e in età adulta, portando ad una bassa autostima, a sensazioni di non valere nulla, ad avere problemi inerenti le relazioni con gli altri ma anche a ricercare gli altri per colmare il senso di vuoto e di solitudine. Inoltre può portare ad un dialogo negativo interno. Queste emozioni vanno affrontate perché spesso sono la più grande causa della sofferenza che noi sentiamo oggi. Solo affrontandole potremmo comprendere il nostro reale valore e quanto ci siamo identificati in esse.

Se non proviamo a intraprendere un lavoro con noi stessi possiamo correre il rischio di rimanere bloccati nel passato, si ha paura dell’intimità, spesso diventiamo dipendenti in quanto la nostra felicità dipende da altri così come abbiamo bisogno di altri per riconoscere il nostro valore. E allora la domanda? quanto siamo in grado di riconoscere il nostro cambiamento? Quanto restiamo aggrappati all’idea, alla convinzione di essere persone solitarie perché in qualche modo ci fa sentire speciali, diversi, più superiori? Sembra strano, ma è così! Se noi restiamo aggrappati a credenze negative su noi stessi queste vanno sempre più rinforzandosi….

Ma come può tutto questo senso di solitudine diventare per noi una fonte di insegnamento? Intanto si potrebbe iniziare a parlarne con persone emotivamente vicine a noi, ci renderemo conto che non siamo le uniche persone a provare questa solitudine, anche se la nostra può sembrare la più grande, questa sensazione viene provata a qualsiasi età e in qualunque parte del mondo. Ciò che dobbiamo ricercare è proprio una condivisione emotiva per esprimere realmente come siamo, la nostra vulnerabilità, senza sentirsi giudicati, parlandone si entra in contatto con chi siamo accettando i nostri punti deboli, perché un altro grande lavoro da fare è proprio l’accettazione.

Prendersi del tempo per se stessi stando in solitudine può diventare un’esperienza molto salutare perchè permette di ascoltarsi, di fare il punto della situazione, di riflettere sulla propria vita, su dove stiamo andando e perché. Diventa un potente strumento di autoanalisi se lo utilizziamo per non distrarci da noi stessi. Ci permette di osservarci e di entrare in contatto con ogni parte di noi, ma ci vuole un’attenzione particolare per capire cosa si prova quando si è realmente soli. Avete mai riflettuto sul fatto che quando siamo soli, siamo completamente liberi? Ma questa libertà può spaventare perché significa che siamo completamente responsabili di noi stessi.

Quando ci ritroviamo a vivere questi periodi di solitudine interiore, anche se sembra che tutto vada bene, il lavoro, le relazioni, gli amici, dobbiamo osservare direttamente i pensieri e le sensazioni che abbiamo quando ci sentiamo soli, capire cosa significano e da dove vengono. Se proviamo ad esplorare le convinzioni su noi stessi e gli altri possiamo scoprire i nostri pregiudizi e i nostri “punti ciechi”, le nostre difficoltà relazionali collegate alla solitudine e alla vergogna legata a chi pensiamo di essere.

Se abbiamo il coraggio di ascoltare la nostra solitudine interiore focalizzandoci sul sentire e non sul pensare, questa può dirci molto, può farci capire dove stiamo andando e quali sono le scelte da fare, ci permette di esplorare i nostri limiti ma anche le nostre potenzialità, proprio perché possiamo contare solo su noi stessi, tutto dipende da noi.

Quando siamo completamente soli abbiamo il privilegio di scegliere, possiamo non fare nulla senza sentirci in colpa, possiamo spostare il nostro pensiero da ciò che ci manca a ciò che abbiamo realmente, osservarci guardando quanta strada abbiamo fatto, selezionare le persone che vogliamo intorno a noi, passeggiare nel verde, fare un viaggio, leggere tanti libri, dipingere, scrivere, fare meditazione.

Avendola provata in prima persone, posso dire che la solitudine interiore è la nostra giuda e la chiave per uscirne.

By |2019-09-09T11:48:49+00:00Settembre 9th, 2019|crescita interiore|0 Comments

About the Author:

Sono Lizi Paragano, artista dei colori dedita alla creazione di Mandala, lavorando sui quali ho sentito, giorno dopo giorno il cambiamento e la consapevolezza di me stessa.

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